Rezension über:

Roger S. Bagnall (ed.): The Oxford Handbook of Papyrology, Oxford: Oxford University Press 2011, XXII + 688 S., 122 s/w-Abb., ISBN 978-0-19-984369-5, GBP 32,50
Inhaltsverzeichnis dieses Buches
Buch im KVK suchen

Rezension von:
Lucio Del Corso
Dipartimento di Scienze Umane, Sociali e della Salute, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale
Redaktionelle Betreuung:
Matthias Haake
Empfohlene Zitierweise:
Lucio Del Corso: Rezension von: Roger S. Bagnall (ed.): The Oxford Handbook of Papyrology, Oxford: Oxford University Press 2011, in: sehepunkte 13 (2013), Nr. 3 [15.03.2013], URL: http://www.sehepunkte.de
/2013/03/21682.html


Bitte geben Sie beim Zitieren dieser Rezension die exakte URL und das Datum Ihres Besuchs dieser Online-Adresse an.

Roger S. Bagnall (ed.): The Oxford Handbook of Papyrology

Textgröße: A A A

Nel corso degli ultimi anni, la papirologia - una delle discipline antichistiche più 'giovani' - sembra entrata in una fase nuova, in cui più acuta si è fatta l'esigenza di riflessioni metodologiche e opere di sintesi capaci di render conto della varietà della documentazione disponibile.

La pubblicazione dello Oxford Handbook of Papyrology, edited by Roger S. Bagnall (Oxford, 2009) si colloca nell'ambito di questo dibattito, di cui costituisce forse l'esito editoriale finora più rilevante. Rispetto ai precedenti manuali di papirologia, l'Handbook si segnala per il dichiarato eclettismo metodologico, a cui corrisponde una visione ampia e complessa della materia. "This handbook" scrive Bagnall nella prefazione al volume "[...] reflects the lack of any universally accepted view of the discipline to replace the consensus of the past" (xix). E ancora: "Readers should in any case recognize that any seeming incoherences of boundaries and coverage accurately reflect the nature of papyrology today in the midst of change" (ibid.). Questa impostazione è ulteriormente enfatizzata dalla scelta programmatica di allargare l'oggetto della trattazione, dedicando ampio spazio a papiri rinvenuti al di fuori dall'Egitto (come quelli di Ercolano o dell'Eufrate) e, tra la documentazione egiziana, a testi scritti in lingue diverse dal greco (latino, demotico e copto soprattutto, ma anche arabo e pahlavi) e su supporti diversi dal papiro, come gli ostraka. Con questi presupposti, la pluralità dei punti di vista espressi dai ventisette autori coinvolti e la diversità del loro approccio alle fonti papirologiche diventano la cifra distintiva, il punto di forza di un'operazione intellettuale che si propone ambiziosamente non tanto come una sintesi dell'esistente, ma piuttosto come un invito ad esplorare, in forme nuove, un patrimonio testuale ed archeologico ancora in evoluzione.

L'Oxford Handbook of Papyrology non è suddiviso in sezioni, ma i diversi saggi sono aggregati tra di loro in blocchi contenutisticamente omogenei, così da suggerire al lettore un'implicita suddivisione della materia. Ogni capitolo è corredato dalla propria bibliografia e dalle proprie illustrazioni.

Il volume comincia con una ricognizione dei supporti scrittori (non epigrafici) impiegati nel mondo greco e romano (A. Bülow-Jacobsen, Writing Materials in the Ancient World, 3-29), seguita da saggi dedicati alla storia dei rinvenimenti di papiri in Egitto (H. Cuvigny, The Finds of Papyri: The Archaeology of Papyrology, 30-58), alla storia della disciplina (J.G. Keenan, The History of the Discipline, 59-78), alle tecniche di conservazione e restauro (J. Frösén, Conservation of Ancient Papyrus Materials, 79-100).

Se in questi primi capitoli i documenti papiracei vengono considerati soprattutto nella loro materialità archeologica, in quelli successivi l'attenzione viene focalizzata sulle loro caratteristiche grafiche, linguistiche e testuali. Vengono illustrati, innanzi tutto, gli aspetti precipui della scrittura (G. Cavallo, Greek and Latin Writing in the Papyri, 101-148) e della lingua dei papiri greci e latini (E. Dickey, The Greek and Latin Languages in the Papyri, 149-169). Dopo questi due lavori di ampio respiro si hanno due capitoli concepiti come aiuto alla corretta interpretazione di alcuni elementi tipici dei documenti su papiro: le abbreviazioni e i simboli impiegati per esprimere unità di misura, valute e frazioni (N. Gonis, Abbreviations and Symbols, 170-178), e le convenzioni adottate per indicare le datazioni, la struttura amministrativa dell'Egitto greco-romano, l'onomastica e infine il tipo di moneta utilizzata (R.S. Bagnall, Practical Help: Chronology, Geography, Measures, Currency, Names, Prosopography, and Technical Vocabulary, 179- 196). Al lettore viene fornita, inoltre, una vera e propria guida pratica all'edizione (P. Schubert, Editing a Papyrus, 197-215).

Dopo questa illustrazione della dimensione ecdotica della disciplina, si passa ad altri aspetti. Un capitolo è dedicato alla ricostruzione dei cosiddetti 'archivi' o dossier, gruppi coerenti di testi appartenuti a uno stesso personaggio o relativi a uno stesso evento (K. Vandorpe, Archives and Dossiers, 216-255). Il saggio successivo è incentrato invece sulle caratteristiche del libro antico, in forma di rotolo e di codice, di cui si esaminano tanto gli aspetti materiali quanto i problemi inerenti alla sua diffusione sociale (W.A. Johnson, The Ancient Book, 256-279). A questo lavoro sono strettamente correlati i due successivi: nel primo (T. Renner, Papyrology and Ancient Literature, 282-302) si approfondisce l'apporto offerto dalla papirologia alla conoscenza della letteratura greca e latina, mentre il secondo è dedicato ai rotoli carbonizzati rinvenuti nella Villa dei papiri di Ercolano (D. Sider, The Special Case of Herculaneum, 303-319). Questa sezione lato sensu letteraria è completata da un saggio sul contributo offerto dai papiri alla ricostruzione delle pratiche didattiche antiche (R. Cribiore, Education in the Papyri, 320-337) e da un altro (A. Jones, Mathematics, Science, and Medicine in the Papyri, 338-357) incentrato sui testi di contenuto matematico, medico e astrologico-astronomico, con un'attenzione particolare a tipologie testuali normalmente trascurate ma assai ben attestate dai materiali greco-egizi, quali ricette, prontuari medici, oroscopi, tavole per far di conto.

La sezione successiva è dedicata a questioni inerenti la papirologia documentaria e la storia sociale. Dopo l'indispensabile illustrazione delle principali tipologie documentarie attestate e della loro struttura testuale (B. Palme, The Range of Documentary Texts: Types and Categories, 358-394), seguono due lavori (D.J. Thompson, The Multilingual Environment of Persian and Ptolemaic Egypt: Egyptian, Aramaic, and Greek Documentation, 395-417; J.-L. Fournet, The Multilingual Environment of Late Antique Egypt: Greek, Latin, Coptic, and Persian Documentation, 418-451) dedicati allo studio delle dinamiche di interazione tra le diverse popolazioni che hanno abitato l'Egitto nell'ampio periodo coperto dalla documentazione papirologica. Pur nelle rispettive differenze, i due saggi sono accomunati da una stessa prospettiva di fondo: l'indagine delle interazioni etniche deve necessariamente partire da una definizione nuova e più consapevole del concetto stesso di 'etnia' e prevedere necessariamente un'esame di tutta la documentazione scritta nella sua diversità linguistica e socio-linguistica. Ampio spazio viene poi dedicato - in linea con le premesse metodologiche espresse all'inizio del volume - a due categorie di reperti finora trascurati in sede manualistica: i papiri arabi (P.M. Sijpesteijn, Arabic Papyri and Islamic Egypt, 452-472) e i papiri greci rinvenuti in varie regioni del Vicino Oriente (J. Gascou, The Papyrology of the Near East, 473-494), il cui numero negli ultimi anni è cresciuto considerevolmente anche grazie alle fortunate scoperte effettuate a Petra.

Lo Oxford Handbook of Papyrology non contiene capitoli dedicati specificamente alla storia evenemenziale dell'Egitto dall'età ellenistica all'età bizantina. Largo spazio viene dedicato tuttavia a riflessioni sulle diverse modalità di approccio e analisi ai dati restituiti dalle fonti papirologiche (T.M. Hickey, Writing Histories from the Papyri, 495-520), e sulla geografia amministrativa e l'organizzazione fiscale dell'Egitto nel corso dei secoli (M.R. Falivene, Geography and Administration in Egypt (332 BCE - 642 CE)). Le considerazioni sul funzionamento della macchina statale si affiancano a un'illustrazione sintetica dei diversi sistemi legali e giudiziari attestati in Egitto (diritto tradizionale egiziano, diritto ellenistico, diritto romano) e più in generale di tutte le attività connesse con la legge (U. Yiftach-Firanko, Law in Graeco-Roman Egypt: Hellenization, Fusion, Romanization, 541-560).

L'ultima 'sezione implicita' riguarda le pratiche connesse con la sfera del sacro e la magia. Vengono discusse le modalità di ricezione della religione egiziana nell'Egitto tolemaico e le sue evoluzioni in seguito al contatto con la religione greca, con attenzione all'organizzazione del culto e all'amministrazione dei templi (W. Clarysse, Egyptian Religion and Magic in the Papyri, 561-589); quindi sono illustrati i materiali relativi alla fase iniziale di diffusione in Egitto del Cristianesimo (D.G. Martinez, The Papyri and Early Christianity, 590-622) e delle prime eresie (C. Römer, Manichaeism and Gnosticism in the Papyri, 623-643), tra cui in particolare quella gnostica e quella manichea.

L'ultimo saggio del libro è dedicato alle prospettive future della papirologia (P. van Minnen, The Future of Papyrology, 644-660), ed è corredato da stime - piuttosto ottimistiche - sulla quantità di testi inediti ancora disponibili in musei e biblioteche.

Conclude il volume un indice delle cose e dei nomi notevoli. L'opera tocca, in sostanza, ogni campo storico o storico-culturale alla cui conoscenza i materiali papiracei offrano un contributo. Il senso ultimo non è fornire una sintesi univoca e sistematica, ma piuttosto "to give the reader a sense of the debates that animate the field" (Introduction, xx), mostrando la ricchezza di un tesoro testuale in crescita continua, le cui potenzialità sono ancora tutte da sfruttare. L'Oxford Handbook of Papyrology si rivela, così, non solo un 'libro di testo' utile a qualsiasi aspirante papirologo, ma più ancora uno strumento suggestivo ed efficace rivolto a tutti gli antichisti, qualunque sia il loro campo di specializzazione, e più in generale a tutti gli appassionati dell'antico.

Lucio Del Corso