Rezension über:

Nikola Moustakis: Heiligtümer als politische Zentren. Untersuchungen zu den multidimensionalen Wirkungsgebieten von polisübergreifenden Heiligtümern im antiken Epirus (= Quellen und Forschungen zur Antiken Welt; Bd. 48), München: Herbert Utz Verlag 2006, 248 S., ISBN 978-3-8316-0560-6, EUR 39,00
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Rezension von:
Cinzia Bearzot
Dipartimento di Scienze Storiche, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Redaktionelle Betreuung:
Matthias Haake
Empfohlene Zitierweise:
Cinzia Bearzot: Rezension von: Nikola Moustakis: Heiligtümer als politische Zentren. Untersuchungen zu den multidimensionalen Wirkungsgebieten von polisübergreifenden Heiligtümern im antiken Epirus, München: Herbert Utz Verlag 2006, in: sehepunkte 6 (2006), Nr. 10 [15.10.2006], URL: http://www.sehepunkte.de
/2006/10/10409.html


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Nikola Moustakis: Heiligtümer als politische Zentren

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Il lavoro di Nikola Moustakis si inserisce nel dibattito sulla funzione politica dei santuari e sul loro ruolo nella gestione di processi di integrazione e di sviluppo identitario, a livello sia locale sia panellenico. Convinta che i due piani non possano essere rigidamente distinti sul piano funzionale, la Moustakis, dopo aver fornito un esauriente status della ricerca (8-15), propone una verifica di questa ipotesi sui santuari dell'Epiro.

La ricerca prende in esame i santuari di Zeus a Dodona, di Zeus a Passaron, di Atena Polias in una imprecisata "polis dei Caoni", di Apollo a Nicopoli, il Nekromanteion dell'Acheronte, l'Asklepieion di Butroto, il Ninfeo di Apollonia. In un quadro diacronico che dall'arcaismo giunge all'età romana, la Moustakis si propone di determinare: 1) la capacità di attrazione dei santuari sul piano geografico, attraverso la provenienza dei visitatori (singoli, gruppi, comunità statali) e i loro interessi; 2) la loro influenza, cioè l'area in cui viene loro riconosciuta una serie di funzioni.

La parte più consistente del lavoro è dedicata al santuario di Zeus a Dodona, per il quale disponiamo di ampia documentazione (16-157). L'analisi, secondo uno schema seguito poi per tutti i santuari considerati, muove dalla localizzazione del sito e dalle origini del culto, per poi studiare il raggio d'azione del centro religioso sul piano geografico e il suo significato funzionale.

Il significato originariamente locale di Dodona si desume da Omero e da Erodoto, che fanno riferimento a gruppi umani che vivono intorno al santuario (Il. 16, 234-235: Selloi; Her. II, 55, 3: Dodonaioi). Il santuario si sviluppa poi come centro religioso delle tribù dei Tesproti (V secolo) e dei Molossi, di cui diviene anche centro politico e amministrativo (V-IV secolo). A quest'epoca risale il primo tempio di Zeus e iniziano, con l'esposizione di decreti del koinon dei Molossi, i segni di "politicizzazione".

Il massimo sviluppo di Dodona si ha però con la sua evoluzione a santuario federale del koinon degli Epiroti (IV-II secolo), quando vengono costruiti nuovi edifici sacri (legati allo sviluppo di culti come quelli di Dione e di Temi) e profani, resi necessari dalla nuova funzione di centro federale. Proprio in quanto centro politico, amministrativo e culturale del koinon epirotico Dodona subisce, nel 219, l'attacco e la distruzione da parte degli Etoli.

Dopo la fine della terza guerra macedonica (168) e la dura repressione romana in Epiro, il santuario di Dodona, distrutto e presto ricostruito, mantiene, grazie al suo antico prestigio, una certa continuità come centro politico (per Tesproti e Molossi) e soprattutto religioso e culturale. Una nuova fioritura va collegata con l'età di Adriano, definito in alcune iscrizioni "Zeus Olimpio e Dodoneo".

Nel corso di questa lunga evoluzione, Dodona non perde mai il suo carattere internazionale, collegato in particolare con l'oracolo e con gli agoni dei Naia, istituiti come festa federale del koinon epirotico e attestati fino al III secolo d.C. Consultazioni oracolari e donativi mostrano che in età arcaica Dodona attrae visitatori dalla Grecia nordoccidentale e dall'Italia meridionale; all'oracolo ci si rivolge per questioni di vita quotidiana e di natura giudiziaria, fra cui la pacifica convivenza delle comunità. Nella seconda metà del V secolo sono attestati intensi rapporti con Atene, attraverso i quali il santuario estende la sua area geografica (Grecia meridionale) e funzionale (riconoscimento di aspirazioni egemoniche).

Nel IV secolo, quando diviene centro religioso e amministrativo del koinon dei Molossi, Dodona continua a mantenere il suo carattere interregionale o addirittura panellenico, attestato dai rapporti con lo spartano Lisandro e con Atene. Le consultazioni oracolari mostrano una forte presenza di privati, provenienti dalle consuete aree geografiche (Grecia nordoccidentale, Italia meridionale, Atene), e un aumento delle consultazioni pubbliche.

All'epoca della sua trasformazione in centro del koinon epirotico, il ruolo internazionale di Dodona è attestato dall'esposizione di decreti e dalla significativa la presenza di un trattato interstatale, concluso tra la Lega etolica e la Lega acarnana. L'area di attrazione dell'oracolo, pur con una diminuzione di visitatori, resta la stessa dell'età classica. Una nuova funzione viene acquisita con i Naia, agoni di notevole prestigio, che attirano partecipanti da diverse zone del mondo greco.

Il santuario svolge anche un ruolo significativo nella propaganda dei sovrani eacidi, come attestano consultazioni, donativi e uso di simboli monetali. Si è spesso parlato di un rapporto privilegiato tra Pirro e il santuario di Dodona: la Moustakis però sottolinea in modo convincente l'utilizzazione di Dodona in prospettiva prevalentemente locale, di legittimazione presso Molossi ed Epiroti.

La Moustakis conclude sottolineando il carattere insieme locale, regionale e panellenico e il significato multifunzionale di Dodona durante tutta la sua storia. Mancano anche le tracce di una genesi dal livello locale a quello internazionale; piuttosto, è proprio l'antico prestigio panellenico del santuario a spiegare la sua scelta come centro federale da parte dei Molossi e poi del koinon epirotico.

Per quanto riguarda gli altri santuari, i risultati della ricerca sulla loro capacità di attrazione e di influenza sono i seguenti. Il Nekromanteion dell'Acheronte ha modesto rilievo rispetto a Dodona; nel IV secolo sembra costituire un punto di riferimento per i Tesproti. Il santuario di Zeus Areios a Passaron funge da luogo di legittimazione dei re Molossi, che vi prestano giuramento secondo un'antica tradizione; sembra assumere una certa importanza dopo la distruzione di Dodona da parte degli Etoli nel 219. Il santuario di Atena Polias, sito in una polis dei Caoni che la Moustakis propende per identificare con Fenice, ha un ruolo come centro religioso e politico dei Caoni. L'Asklepieion di Butroto, da cui è giunto ampio materiale epigrafico, funge nel II e I secolo da centro del koinon dei Prasaiboi, membri del koinon epirotico. Il Ninfeo di Apollonia, che si trovava nella chora della città e non è stato localizzato, ha carattere regionale e solo nel II secolo, con le feste dei Nymphaia, estende la sua area di influenza. Infine, il santuario di Apollo Aktios a Nicopoli, risalente al VI secolo, santuario federale degli Acarnani e sede di giochi denominati Aktia, viene fortemente valorizzato dopo la battaglia di Azio, per legittimare il potere di Augusto e per fondare un'identità comune tra Greci e Romani.

La ricerca della Moustakis, nella sua parte analitica, giunge a determinare con precisione l'influenza funzionale e spaziale dei santuari di area epirotica: ampia quella di Dodona, con il suo significato locale, regionale e panellenico e il suo ruolo di centro della regione sul piano ideale (fondazione e mantenimento dell'identità) e concreto (luogo di riunione e di esposizione di decreti); più ridotta quella degli altri santuari. La Moustakis sottolinea inoltre in modo convincente aspetti talora non adeguatamente riconosciuti, come la natura anche politica delle funzioni svolte dai santuari, la compresenza delle funzioni locali, regionali e panelleniche, la continuità in epoca romana del ruolo politico ed identitario. Il suo metodo di ricerca si rivela efficace sia nel tratteggiare il paesaggio religioso epirotico nelle sue diverse implicazioni, sia nel proporre in conclusione riflessioni di portata più generale sulla funzione dei centri santuariali.

Cinzia Bearzot