Rezension über:

Luca Carlo Rossi: Studi su Benvenuto da Imola (= Traditio et renovatio; 9), Firenze: SISMEL. Edizioni del Galluzzo 2016, VII + 337 S., ISBN 978-88-8450-696-2, EUR 48,00
Inhaltsverzeichnis dieses Buches
Buch im KVK suchen

Rezension von:
Claudia Tardelli Terry
Corpus Christi College, Cambridge
Redaktionelle Betreuung:
Ralf Lützelschwab
Empfohlene Zitierweise:
Claudia Tardelli Terry: Rezension von: Luca Carlo Rossi: Studi su Benvenuto da Imola, Firenze: SISMEL. Edizioni del Galluzzo 2016, in: sehepunkte 17 (2017), Nr. 1 [15.01.2017], URL: http://www.sehepunkte.de
/2017/01/29143.html


Bitte geben Sie beim Zitieren dieser Rezension die exakte URL und das Datum Ihres Besuchs dieser Online-Adresse an.

Luca Carlo Rossi: Studi su Benvenuto da Imola

Textgröße: A A A

Il denso volume di Luca Carlo Rossi raccoglie cinque saggi pubblicati dall'autore tra il 1989 e il 2012, rivisti e perfezionati, e include un articolo inedito. Rossi, fine ed esperto conoscitore delle opere di Benvenuto - e dunque non soltanto del ponderoso Comentum a Dante (1375-1380) per il quale l'imolese è più spesso studiato e celebrato - offre un contributo di grande rilievo, sia per la metodologia impiegata che per i risultati raggiunti.

Il primo capitolo, "Benvenuto da Imola lettore di Lucano", 3-50 [1] dà l'avvio alla riflessione sul Benvenuto "auctorista" (3), ossia specialista nel commentare i classici latini per i latinantes, coloro i quali, entrati nella fase successiva del curriculum scolastico, proseguivano lo studio della grammatica latina con manuali più avanzati. In particolare, l'autore si concentra sul commento di Benvenuto a Lucano partendo dallo studio di Vincenzo Ussani sul ms. 653 della Biblioteca Universitaria di Padova, contenente, a detta di Ussani, una doppia redazione dell'esegesi benvenutiana alla Pharsalia, ossia le Expositiones (1386), trasmesse nella prima parte del ms., e le Recollecte, cioè le lezioni tenute da Benvenuto a Ferrara nel 1378, nella seconda. L'autore tuttavia dimostra, tramite un lucido e puntuale confronto tra il ms. padovano 653 e il II 192 della Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, latore, quest'ultimo, del testo delle Recollecte (e non delle Expositiones, come indicherebbe l'explicit del ms.), che i due spezzoni contenuti nel ms. di Padova sono senz'altro da attribuire a due diversi autori. Se, da una parte, le Recollecte nel ms. padovano registrano le lezioni di Benvenuto, dall'altra le Expositiones sono piuttosto da attribuire al maestro Goro d'Arezzo. Inoltre l'autore dimostra che le variazioni evidenziate nei testi delle Recollecte trasmessi nei due mss. "si spiegano agevolmente come opera di due diversi ascoltatori di Benvenuto che adattarono il contenuto delle lezioni ai gusti personali e, anche, alla propria velocità di scrittura" (16). Seguono la descrizione generale e il contenuto delle recollecte nel ms. ferrarese (19-37) e un' Appendice (38-50) che offre l'edizione dell'Accessus a Lucano e commento fino a Phars. I, 1.

Nel secondo capitolo, "«Benevenutus de Ymola Super Valerio Maximo». Ricerca sull'«Expositio»" (51-124) [2], l'autore illustra il commento di Benvenuto a Valerio Massimo, auctor fino a quel momento estraneo alla tradizione di scuola, ricorrendo al codice più antico tra quelli identificati, ossia il Marciano latino Z 380. Come per il commento a Lucano, anche la tradizione manoscritta dell'esposizione dei Factorum presenta l'opera nelle due forme di recollecte (che risalgono al periodo bolognese, ossia al 1369-1375) e di expositio (1380/1381-1385). In rapporto alle recollecte, l'autore dimostra l'esistenza di almeno due tipologie "che presentano una sostanziale coincidenza concettuale, interpretativa e per buona parte delle auctoritates esibite, pur nella differente forma" (68). Segue una lista aggiornata dei mss. con eventuali notazioni dovute a controllo diretto sull'originale o su microfilm (69-72). Un aspetto dell'analisi tra i molti degni di nota è forse la parte relativa allo studio sulle fonti del commento, messe in luce anche attraverso una tavola degli autori citati (85), punto di partenza validissimo per eventuali approfondimenti sull'Expositio. In Appendice (104-124), l'edizione dell'Accessus e della Prefazione secondo i mss. Laur. Strozzi 59 e Marc. lat. Z 380.

Nel terzo capitolo, "Tre prefazioni di B. da Imola e Niccolò II d'Este" (125-147) [3], Rossi indaga la volontà di Benvenuto, manifestata negli anni '80, di associare il proprio nome a quello della famiglia d'Este nel segno di tre testi, il commento a Valerio Massimo, quello a Dante, e il Libellus Augustalis, analizzandone le prefazioni, piuttosto uniformi nei temi e nei motivi, proposte poi in Appendice (142-147). L'autore dimostra inoltre, con argomenti molto convincenti, che il presunto commento a Valerio Massimo di Giovanni Conversini da Ravenna dipende da quello di Benvenuto.

Nel quarto capitolo, "Dittico per B. da Imola tra Petrarca e Salutati" (149-202) [4], l'autore rileva che una delle sezioni meno ricche degli studi su Benvenuto è quella relativa al suo impegno, noto solo nella forma di recollecte, sul Bucolicum carmen di Petrarca, "novissimus poeta" tuttavia poco amato. L'inclusione di Petrarca nella serie degli autori latini commentati sarebbe scaturita anche dal corso che Benvenuto tenne sulle Bucoliche. Al fine di indagare eventuali contatti o differenze tra le due opere, l'autore pubblica a fronte gli Accessus (158-159) e dimostra che, aldilà delle somiglianze, la differenza interessante sta nel fatto che "per Virgilio Benvenuto attinge a un'esegesi secolare, mentre la tradizione interpretativa petrarchesca del Bucolicum carmen è; terreno vergine" (161): Benvenuto è stato infatti uno dei primissimi interpreti delle ecloge di Petrarca. L'autore considera poi le presenze di Petrarca nei suoi commenti (Appendice I-II, 181-199). Dai numerosi riscontri emergono, tra l'altro, sia la volontà di Benvenuto di ricorrere ai prestigiosi testi di Petrarca per mostrarsi aggiornato, sia il quasi completo disinteresse dell'imolese nei confronti del Petrarca volgare. Rossi dimostra anche che tra i due non ci sarebbe mai stata una effettiva amicizia, a dispetto della Sen. 15, 11 (1373-1374), pubblicata in Appendice III (200-202), ma piuttosto una conoscenza occasionale. Nella seconda parte dello studio l'autore, partendo proprio dall'analisi della Senile, tenta di ricostruire il contenuto delle epistole benvenutiane a partire da quanto affermano i destinatari dei quali si conosce la replica, ossia Petrarca e Salutati. Grazie alla lettera inedita di quest'ultimo a Donato Albanzani, qui pubblicata (175-177), dimostra infine, su solide basi documentarie, una conoscenza diretta tra Benvenuto e Salutati.

Nel quinto capitolo, "Il Boccaccio di B. da Imola" (203-270) [5], l'autore esplora i rapporti tra Benvenuto e Boccaccio "venerabilis praeceptor", ancor più significativi in quanto la stesura del Comentum a Dante sarebbe scaturita proprio dall'ascolto della pubblica lettura fiorentina di Boccaccio (1373-1374), alla quale Benvenuto assistette. Rossi ipotizza infatti l'esistenza di un rapporto affettivo e abbastanza stretto tra Boccaccio e Benvenuto, che egli definisce più volte "poeta" ma in riferimento, come accade per Petrarca, alla sola poesia latina. Elabora dunque una tavola delle tracce di Boccaccio nel Comentum dantesco (212-213) e dimostra che "sullo scrittoio del commentatore sono transitati alcuni libri boccacceschi o almeno degli estratti" (213). Oltre alla conoscenza di molte delle opere di Boccaccio, in rapporto alla curiosità di Benvenuto per i poemi omerici, che Leonzio Pilato tradusse per primo in latino a Firenze, l'autore afferma che "i passi omerici riassunti da Benvenuto non derivano da opere di Boccaccio [...] ma sono ricavati o dagli autografi di Leonzio o da altra tradizione discendente".

Chiude il volume il saggio inedito "Benvenuto da Imola nel futuro" (271-279), che ha lo scopo di immaginare alcune piste di ricerca percorribili in futuro, tra le quali la tanto auspicata edizione di tutto il Benvenuto commentatore di Dante (le due recollecte, bolognesi e ferraresi, e il Comentum) in preparazione nell'ambito della 'Edizione Nazionale dei Commenti danteschi', come pure lo studio sulle fonti del commento, sia primarie che secondarie (a ragione definito "impresa ciclopica" (274) tuttavia assolutamente necessario), e sulla sua caratterizzazione linguistica, anche in rapporto alla lingua impiegata nei commenti alle opere latine.


Note:

[1] Già in Pantaleo Palmieri / Carlo Paolazzi (eds.): Benvenuto da Imola lettore degli antichi e dei moderni. Atti del Convegno Internazionale di Imola, 26-27 maggio 1989, Ravenna 1991, 165-203.

[2] Già in Aevum 76 (2002), 369-423.

[3] Già in Tina Matarrese / Cristina Montagnini (eds.): Il principe e la storia. Atti del Convegno di Scandiano, 18-20 settembre 2003, Novara 2005, 201-221.

[4] Già in Filippo Bognini (ed.): Meminisse iuvat. Studi in memoria di Violetta de Angelis, Pisa 2012, 611-656.

[5] Già in Sandro Bertelli / Davide Cappi (eds.): Dentro l'officina di Giovanni Boccaccio. Studi sugli autografi in volgare e su Boccaccio dantista, Città del Vaticano 2014, 187-244.

Claudia Tardelli Terry