Rezension über:

Robert W. Wallace: Reconstructing Damon. Music, Wisdom Teaching, and Politics in Perikles' Athens, Oxford: Oxford University Press 2015, XIII + 223 S., 2 s/w-Abb., ISBN 978-0-19-968573-8, GBP 55,00
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Rezension von:
Umberto Bultrighini
Dipartimento di Studi Classici dall'Antichità al Contemporaneo, Università degli Studi G. d'Annunzio Chieti Pescara
Redaktionelle Betreuung:
Matthias Haake
Empfohlene Zitierweise:
Umberto Bultrighini: Rezension von: Robert W. Wallace: Reconstructing Damon. Music, Wisdom Teaching, and Politics in Perikles' Athens, Oxford: Oxford University Press 2015, in: sehepunkte 16 (2016), Nr. 9 [15.09.2016], URL: http://www.sehepunkte.de
/2016/09/26851.html


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Robert W. Wallace: Reconstructing Damon

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Di un lavoro monografico su Damone di Oa, importante sul piano della musicologia antica, ma ancor più sul piano del rapporto tra musica e politica, si avvertiva la carenza, e Wallace (che di Damone si è occupato in più occasioni) ne chiarisce in avvio l'opportunità (vii-ix). Le radici della tendenza a riservare una limitata considerazione a questo "teacher, theorist, and public intellectual" di V secolo a. C. risiedono principalmente nell'evoluzione della concezione della musica, di cui l'età moderna ha prodotto la separazione dalla filosofia, riducendo lo spazio dedicato alla riflessione sui suoi effetti etici e sociali; concreto riflesso di questa tendenza sono le omissioni ed inadeguatezze che si riscontrano nella raccolta di Diels-Kranz. Di qui l'innegabile utilità, in questa monografia, della raccolta aggiornata ed integrata delle testimonianze su Damone (107-181), in cui alla dettagliata revisione critica si accompagna un opportuno ridimensionamento del valore documentario di più d'una delle allusioni al personaggio che si sono volute individuare in passato. Wallace focalizza poi nel corso del suo lavoro il fatto nevralgico che le tarde menzioni di Damone "are coloured by Platonism and neo-Pythagoreanism", il che ha condotto spesso ad una rappresentazione distorta della posizione politico-ideologica di Damone ("an Isokratean and Platonic conservative", 101; 181). In quest'ottica, per chiarire vari aspetti del campo di effettiva attività pratica e teoretica di Damone, quale esponente della "music innovation and experimentation" di cui Atene fu epicentro nel V secolo (con i suoi protagonisti e predecessori, cui è dedicata una puntuale rassegna, da Laso allo stesso Simonide, ai presunti maestri di Damone Pitoclide, Agatocle e Lamprocle, che la tradizione collega variamente tra loro, 3 ss.), Wallace stabilisce una netta distinzione tra i dati della tradizione fino a Platone e quelli desumibili dalla tradizione successiva; a quest'ultima si deve gran parte delle convinzioni fuorvianti della critica moderna (151 s., 176). In generale, l'obbiettivo di Wallace è la collocazione di Damone, "sophos and prime theorist of music êthos" (26), nella temperie della rivoluzione culturale - che comportò di fatto l'invenzione di "higher education and research" - maturata ad Atene del V secolo soprattutto grazie all'azione dei sofisti: quest'ultima, una categoria, da intendersi in senso nobile e non 'platonico', in cui Damone stesso andrebbe inserito (19 ss.).

Tra le puntualizzazioni che rendono preziosa questa monografia - nel complesso, una ricostruzione degli interessi teorici in campo musicale e metrico di Damone mirata a chiarirne contenuti e limiti, affrontando anche aspetti 'tecnici' (e.g. 32 ss., 48 s., 142 s.) - spicca la definitiva confutazione di un inquadramento di Damone in una posizione antidemocratica, a cui si è accennato; parlano chiaro del resto in questo senso le tradizioni sulla sua stretta collaborazione con Pericle: a Damone compete la definizione "a progressive, consciously ideological democrat like Perikles" (51 ss., 148, 181). Viene anche chiarita la dinamica di appropriazione da parte dei neopitagorici delle teorie etiche della musica; una opportuna separazione tra Damone e i pitagorici, dunque, che svela la debolezza di teorie relative ad un originario interesse pitagorico per gli effetti etici della musica, a cui Damone si sarebbe ispirato (x, 113 s., 194 ss.). Impeccabile appare la confutazione (IX, 52 s., 77 ss., 176, 189) dell'idea, sviluppata negli studi sulla base di Philod. de mus. IV coll. 33-4, dell'esistenza di un Areopagitico scritto da Damone; qui, rivolgendosi al venerando Consiglio, Damone avrebbe perorato la finalità paideutica della musica. Ripercorrendo le tappe salienti della discussione critica su questa fantomatica orazione, Wallace rileva, in particolare, come le ricostruzioni moderne abbiano fatto un uso improprio della testimonianza platonica, individuando tracce di Damone in modo estensivo e arbitrario: aggiungerei, senza curarsi di indagare e trarre avvertimenti da tono e intenzioni reali nei riferimenti di Socrate-Platone a Damone (cfr. oltre). In realtà, l'idea di un discorso di Damone all'Areopago ("a fourth-century fantasy", 97), idea che si è trascinata negli studi la conseguenza della fuorviante caratterizzazione conservatrice di Damone, viene a Filodemo da una fonte - per la quale Wallace pur cautamente ripropone con plausibili argomentazioni l'identificazione con Eraclide Pontico (86 ss., 93 ss.) - databile non prima della seconda metà del IV sec. a. C., quando, specie nei decenni successivi alla disfatta di Cheronea, è verificabile l'interesse statale e istituzionale all'educazione dei giovani e l'attribuzione di un ruolo in questo ambito all'Areopago.

Gli effetti psicagogici e paideutici della musica, e il correlato utilizzo politico di questi effetti, sono considerati campo principale di interesse damoniano. Tuttavia la decisa asserzione secondo cui Damone sarebbe stato il creatore o il primo a sviluppare la "êthos theory of music" (25 ss., 101 s., 108) mostra il fianco a qualche perplessità; Wallace stesso (30 ss.) ammette che difficilmente possa essere accordata a Damone la qualifica di prôtos heuretés. Più interessante appare esaminare i dati che coinvolgono Damone nell'applicazione della teoria a supporto di una precisa parte politica, nel suo caso quella periclea dominante. Proprio sul versante politico della ricostruzione della figura e della vicenda di Damone, due punti dell'impostazione di Wallace mi sembrano problematici e suscettibili di discussione. Al dêmos ateniese si accredita come scontata una posizione protagonistica nelle dinamiche dell'ostracismo di Damone. L'ostracismo di Damone (53 ss.), di cui Wallace difende con ottime ragioni la storicità (a ridosso dell'ostracismo di Tucidide di Melesia), più che espressione spontanea di rigetto popolare delle figure dei consiglieri/sostituti del leader (58 s., 119) può essere il frutto esclusivo, secondo prassi usuale, di un'organizzazione messa in piedi dagli avversari politici, ossia da una cordata antipericlea che quel rigetto - e l'istintivo sospetto per l'individuo connotato da deinótes - ha abilmente strumentalizzato e pilotato. Lo stesso Wallace (63) suggerisce "factional politics will have played a role" (cfr. 75 e 136); credo si debba tener conto del circolo vizioso manipolazione delle masse/ostracismo come chiave interpretativa fondamentale. Da discutere poi è la possibilità di tenere in maggior conto motivazioni, finalità e background ideologico (e corrispondente innervatura storico-ambientale) della testimonianza platonica. Non c'√® dubbio che Platone sia "a major but complicated source for Damon" (ix), ma direi è anche quella su cui si è costruito (male) di più. Si coglie nella monografia di Wallace una sorta di inaggirabile collisione con la rappresentazione platonica; peraltro, ritengo non a caso, viene affermato e ribadito un risvolto positivo nel giudizio platonico su Damone ("praise", xx, 94, 100, cfr. 102, 104; "complimentary", 108, cfr. xix per Socrate; "gently ironic attitude", 128; "Plato liked his work", 104) su cui a mio modo di vedere si possono avanzare seri dubbi. Si deve in realtà andare oltre l'idea di una sorta di stallo tra critica e approvazione di Damone da parte di Platone (102 s., 153: una direzione imboccata ma non perseguita fino in fondo da Wallace). Platone non può non aver orientato il suo giudizio se non partendo, da un lato, proprio dall'appartenenza di fatto di Damone alla categoria dei sofisti (la stretta relazione con Prodico, che Platone tiene a sottolineare, sembra eloquente oltre quanto Wallace pur opportunamente rileva, 10 s., 20, 44 s., 125 s., 126; sul carattere ironico dell' 'elogio' e del sostanziale atteggiamento sarcastico che Socrate-Platone mostra nei confronti del sofista vd. E. Dimauro, "Prodico e le ἐπιδείξεις da 50 dracme", RCCM 54 (2012) 21-56, in partic. 50 ss.), e, dall'altro, focalizzando, nell'ambito della attività damoniana di "wise counsel to Athens' elite", la pesante collusione di Damone, collaboratore di Pericle per oltre un quarantennio, col regime democratico (cfr. x, 9, 15; "Perikles learned from Damon the techniques of musical politics", 102). Trovo perciò problematico affermare con sicurezza "the deep influence of Damon's theories of music êthos" su Platone (xix, 24 ss.; 181); non credo si possa escludere, da parte di Socrate-Platone, un deciso riecheggiamento polemico (sviluppato con le modalità della ben nota ironia) delle posizioni teoriche, e relative applicazioni politiche, espresse da Damone. In questo senso, non sembra inutile tornare a riflettere sui dialoghi platonici, a partire dal contesto, e dal senso e tono esatto, delle espressioni "ci consulteremo anche con Damone" e "come dice Damone e io ne son convinto", in Resp. 400b e 424c. Il 'rispetto' di Platone per Damone può al massimo essere individuato nei confronti delle competenze tecniche (con tutte le riserve antisofistiche del caso) che a Damone venivano riconosciute (e che determinarono la sua fama e il suo successo), ma non delle implicazioni e funzionalità etico-politiche delle teorie damoniane. Solo parzialmente in questa direzione vanno alcuni opportuni rilievi di Wallace (102 s., rif. bibl. xx e n. 2); un po' più decisamente ora T. Lynch, "A Sophist 'in disguise': a reconstruction of Damon of Oa and his role in Plato's dialogues", Études platoniciennes 10 (2013) (https://etudesplatoniciennes.revues.org/378).

È in conclusione da sottoporre a verifica la possibilità che la posizione di Platone sia da ricondurre allo stesso alveo di tradizione antidemocratica di V secolo che appare poi riecheggiata nel passo, capitale per Damone, dell'Athenaion Politeia aristotelica (27, 4), in cui la collaborazione stretta tra Damone e il leader democratico si concretizza nel suggerimento damoniano per l'introduzione della paga dicastica; alla base, una tradizione antidemocratica e antipericlea: la tradizione che rappresentando "dikastic pay as a bribe to the masses" si configura come "certainly anti-Periklean and anti-Damonian" (52).

Umberto Bultrighini