Rezension über:

Jan Erik Heßler: Epikur. Brief an Menoikeus. Edition, Übersetzung, Einleitung und Kommentar (= Schwabe Epicurea; IV), Basel: Schwabe 2014, 378 S., ISBN 978-3-7965-3213-9, EUR 71,00
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Rezension von:
Emidio Spinelli
Università degli Studi di Roma "La Sapienza", Rom
Redaktionelle Betreuung:
Matthias Haake
Empfohlene Zitierweise:
Emidio Spinelli: Rezension von: Jan Erik Heßler: Epikur. Brief an Menoikeus. Edition, Übersetzung, Einleitung und Kommentar, Basel: Schwabe 2014, in: sehepunkte 15 (2015), Nr. 12 [15.12.2015], URL: http://www.sehepunkte.de
/2015/12/25831.html


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Jan Erik Heßler: Epikur. Brief an Menoikeus

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Negli ultimi anni stiamo indubbiamente assistendo a un vero e proprio revival degli studi dedicati all'Epicureismo. Non può essere trascurato il fatto che tali studi abbiano trovato un saldo appoggio nella nuova edizione delle Vite dei filosofi di Diogene Laerzio (il cui X libro, come è ben noto, contiene le tre lettere dottrinarie di Epicuro a Erodoto, a Pitocle e a Meneceo, appunto, oltre alle preziose Massime Capitali) a cura di Tiziano Dorandi (Cambridge 2013). Molto recentemente Walter Lapini ha pubblicato un intero volume di congetture, note e discussioni testuali sull'Epistola a Erodoto di Epicuro e sulla Vita di Epicuro di Diogene Laerzio (L'Epistola a Erodoto e il Bios di Epicuro in Diogene Laerzio: Note testuali, esegetiche e metodologiche, Roma 2015) a riprova di quanto sia vivo l'interesse per l'universo testuale epicureo. A ulteriore riprova di ciò, infatti, negli ultimi tempi sono stati pubblicate opere di alta divulgazione, ma anche lavori molto specialistici, che si soffermano sui singoli scritti di Epicuro, proponendosi di fornirne un riesame complessivo da più angolature, da quella filologico-testuale alla più ampia contestualizzazione letteraria e storico-filosofica.

Il volume di Heßler che qui si presenta si iscrive certamente in questo fiorire di nuove ricerche, soprattutto se si tiene conto che questo libro contiene una nuova edizione critica dell'Epistola a Meneceo di Epicuro e un ampio commentario, che rappresenta un unicum negli studi epicurei. Heßler struttura il suo volume in modo molto lucido e secondo una metodologia storica particolarmente apprezzabile. Esso si divide in tre parti principali. Dopo la prefazione (7-9), la prima parte è dedicata a un'ampia introduzione (11-116), che a sua volta si divide in quattro sezioni: (1) sulla vita e le opere di Epicuro (12-21); (2) sui diversi generi e tipi di scritti nell'Epicureismo (22-26); (3) sulla caratterizzazione letteraria dell'Epistola a Meneceo (27-103); (4) sui principali temi di natura etico-morale dell'epistola (104-116). Dopo l'introduzione troviamo l'edizione critica del testo della lettera e la relativa traduzione tedesca (117-145). Il cuore del volume è il sostanzioso commentario al testo (147-334), che precede gli indici (335-336 e 349-378) e una ricca bibliografia (337-348).

Lo stile di scrittura di Heßler, va detto subito, è estremamente chiaro: ciò, evidentemente, deriva da una lunga e assidua frequentazione delle pagine epicuree, che spesso conservano asperità di ordine testuale non certo trascurabili. Il commentario è soprattutto di carattere filologico-letterario, ma Heßler inserisce giustamente in esso numerose notazioni di ambito storico-filosofico, che aiutano il lettore a contestualizzare l'opera non solo nella produzione letteraria di Epicuro, ma anche nei vivi dibattiti filosofici dell'età ellenistica tra le diverse scuole. Un punto cruciale che va sottolineato è che Heßler non rende, per così dire, "frammentario" il testo di Epicuro, come spesso accade nei commentari alle opere filosofiche, ma possiede una lucida idea di insieme circa l'"essenza", il "senso" più generale dell'Epistola a Meneceo. Heßler non ha dubbi (e fa bene a non averli): l'Epistola a Meneceo è fondamentalmente uno scritto protrettico alla filosofia, che, dunque, si inserisce direttamente in questo genere letterario, dialogando (criticamente, beninteso) con gli altri protrettici filosofici (in prima istanza, quello di Aristotele), ma anche con gli "scritti esortativi" di Isocrate. L'idea che la lettera che Epicuro dedica all'etica sia un protrettico riporta alle notissime pagine de L'Aristotele perduto e la formazione filosofica di Epicuro (Firenze I ed. 1936; II ed. 1973) di Bignone e, più recentemente, a uno studio, a torto dimenticato, di Eduardo Acosta Méndez (scomparso nel 2012), En torno al Protréptico de la Carta de Epicuro a Meneceo ("Helmántica" 31/1980, 89-114). A Heßler, tuttavia, va debitamente riconosciuto il merito di aver riproposto la questione su basi più solide, ampie e, soprattutto, di aver messo in relazione ad altri testi protrettici dell'antichità la lettera di Epicuro. Lo stesso si può senz'altro dire per quanto concerne la più ampia cornice storico-filosofica. Troppo spesso e colpevolmente, infatti, le opere di Epicuro sono state considerate come produzioni filosofiche quasi completamente indipendenti, svincolate tanto dalle filosofie di età classica, quanto dai dibatti dottrinari che avvenivano tra le scuole filosofiche di età ellenistica. I diversi temi affrontati da Epicuro nell'Epistola a Meneceo, quali, per esempio, la teologia (§§ 123-124), la morte (124-127), il piacere (127-132), la delineazione del saggio (§§ 133-135) e, infine, l'argomento decisivo dell'assimilazione a dio (§ 135), sono tutte questioni che certamente possiedono una loro autonomia concettuale all'interno della filosofia di Epicuro, ma la cui corretta e articolata comprensione non può affatto prescindere dalle altre filosofie (in particolare, per limitarsi a un unico esempio, da quella di Platone, se si pensa all'assimilazione a dio nel Teeteto o alla scienza metretica del Protagora). La finezza esegetica di Heßler, in ogni caso, si fa apprezzare specialmente nella contestualizzazione letteraria dello scritto di Epicuro, legittimata, tra l'altro, dalla menzione nella lettera di un assai noto verso di Teognide (§ 126), che denota in Epicuro una certa finezza, un gusto espositivo, contro la reiterata accusa di ignoranza che gli veniva mossa. A questo proposito, vorrei ricordare en passant che Bignone, in un suo articolo (Fra Epicurei e poeti, "Rivista di Filologia e di Istruzione Classica" 52/1924, 145-174), proponeva di vedere proprio questo verso teognideo in relazione alla Laudatio mortis di Alcidamante, un'opera che non ci è pervenuta, ma la cui esistenza è confermata, tra gli altri, da Cicerone (Tusc. I 48, 116). Sarebbe interessante approfondire questa linea di ricerca, che potrebbe dischiudere un capitolo significativo circa la trama di relazioni e le modalità compositive che si celano dietro l'Epistola a Meneceo.

In conclusione, non si può che salutare con particolare favore il lavoro di Heßler, non solo per i meriti intrinseci che esso contiene, ma anche per il fatto che contribuisce a rafforzare un filone di studi di grande pregio e utilità: il dettagliato commentario di un'opera filosofica. Il costante "corpo a corpo" ermeneutico con il testo di un autore è verosimilmente l'unico modo per entrare davvero nel cuore dell'opera presa in esame, al fine di comprenderne tutti gli eventuali legami con la tradizione e osservarne tutti quei particolari stilistici, che una lettura superficiale non permetterebbe di cogliere. Per questo motivo, ritengo che l'Epistola a Meneceo di Heßler diventerà certamente per questo testo epicureo un volume di sicuro riferimento, in grado di rappresentare uno stimolo scientificamente valido per ulteriori ricerche e approfondimenti tanto dalla prospettiva più strettamente testuale, che da quella più genuinamente storico-teorica.

Emidio Spinelli