Rezension über:

Michael Schramm: Freundschaft im Neuplatonismus. Politisches Denken und Sozialphilosophie von Plotin bis Kaiser Julian (= Beiträge zur Altertumskunde; Bd. 319), Berlin: de Gruyter 2013, X + 502 S., ISBN 978-3-11-029482-8, EUR 109,95
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Rezension von:
Riccardo Chiaradonna
Dipartimento di Filosofia, Università degli Studi Roma Tre
Redaktionelle Betreuung:
Matthias Haake
Empfohlene Zitierweise:
Riccardo Chiaradonna: Rezension von: Michael Schramm: Freundschaft im Neuplatonismus. Politisches Denken und Sozialphilosophie von Plotin bis Kaiser Julian, Berlin: de Gruyter 2013, in: sehepunkte 14 (2014), Nr. 9 [15.09.2014], URL: http://www.sehepunkte.de
/2014/09/24661.html


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Michael Schramm: Freundschaft im Neuplatonismus

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Il libro di Michael Schramm, rielaborazione di una Habilitationsschrift, fornisce un'approfondita e originale discussione sul pensiero etico-politico nel neoplatonismo tra Plotino e Giuliano Imperatore.

Il volume comincia richiamando gli studi pionieristici di Dominic O'Meara sulla filosofia politica neoplatonica (cfr., soprattutto, Platonopolis, Oxford: Clarendon Press 2003) e la critica, divenuta frequente nell'ultimo decennio, della 'conventional view' secondo cui il pensiero dei Neoplatonici sarebbe stato rivolto solo alla metafisica e al perfezionamento dell'individuo attraverso la filosofia, senza includere un vero interesse per i temi etico-politici. Contro un'opinione siffatta - ormai superata - L'Autore rivendica la portata politica della riflessione neoplatonica, incentrata sulla nozione di 'amicizia'. Più precisamente, il tema dell'amicizia (philia), nell'accezione antica del termine che comprende le varie forme di relazioni sociali, conduce secondo l'Autore, alla 'filosofia sociale' del Neoplatonismo, intesa come un'indagine che considera tutte le forme della convivenza sociale (9).

Si potrebbe pensare che l'Autore, rivendicando la portata etico-politica del neoplatonismo, ne trascuri l'impianto metafisico fornendo così l'ennesimo esempio delle letture, piuttosto banalizzanti, in senso esclusivamente pratico o 'spirituale' del pensiero greco, incentrate sull'idea che nell'antichità la filosofia coincidesse con una maniera di vivere. Fortunatamente, però, le cose non stanno per nulla così. Come egli osserva, il carattere specifico delle concezioni antiche della philia si trova nell'estendere il concetto ben oltre il rapporto tra uomini, tanto che esso acquista anche una connotazione di filosofia naturale o metafisica. Proprio quest'accezione viene in primo piano nel Neoplatonismo: 'Es wird sich zeigen, daß die Neuplatoniker den metaphysischen Freundschaftsbegriff nicht von dem sozialphilosophischen Freundschaftsbegriff getrennt haben, sondern dieser vielmehr von jenem fundiert ist' (13). Per questo motivo, l'indagine sulla philia è condotta in costante riferimento ai temi centrali della speculazione neoplatonica, della quale l'Autore rivendica a buon diritto il carattere sistematico. Certamente per tutti gli autori considerati in questo volume, e soprattutto per Temistio e Giuliano, vale il principio che le asserzioni filosofiche devono essere iscritte nel contesto storico e comunicativo in cui sono state prodotte. Detto questo, come osserva opportunamente l'Autore, ogni uso funzionale di una teoria filosofica (anche nella forma comunicativa della propaganda) ne presuppone innanzi tutto l'esistenza e la coerenza concettuale (5). Per questa ragione, la ricerca condotta è di tipo specificamente storico-filosofico.

Infine, si deve considerare l'arco cronologico preso in esame, che copre i cento anni circa da Plotino e Giuliano Imperatore. La scelta è presentata come occasionale (cfr. 6). Anche il Neoplatonismo posteriore offrirebbe materiale abbondante sul tema dell'amicizia, tuttavia una simile ricerca avrebbe superato i limiti prefissati e l'Autore la rinvia a un contributo successivo (7). Comunque sia, questo libro ha il merito indubbio di isolare un periodo preciso nella storia nel Neoplatonismo, particolarmente rilevante proprio per i temi investigati. Plotino, Giamblico, Temistio e Giuliano furono non soltanto intellettuali raffinati, ma anche figure di spicco nelle vicende di quell'epoca. È importante focalizzare l'attenzione sui presupposti filosofici delle loro opere e questo soprattutto per Temistio e Giuliano, i quali troppo spesso sono stati considerati come filosofi amatoriali, senza cogliere i presupposti della loro raffinata riflessione e il loro complesso retroterra concettuale. Rispetto a un simile tipo di indagine, l'Autore fornisce una decisiva correzione e, da questo punto di vista, la sua ricerca può essere messa in parallelo con il lavoro recentemente condotto, sul versante storico, da S. Elm (Sons of Hellenism, Fathers of the Church: Emperor Julian, Gregory of Nazianzus, and the Vision of Rome, Berkeley - Los Angeles: University of California Press 2012).

Senza poter entrare nel dettaglio delle numerose e convincenti analisi offerte, mi limito a richiamare sommariamente alcuni punti. Per quanto riguarda Plotino, l'Autore ne inquadra efficacemente la discussione dell'amicizia sullo sfondo della sua metafisica gradualistica e della doppia concezione dell'uomo fondata sull'idea che vi sia una parte superiore e non discesa dall'intelligibile nell'anima di ciascuno. Dal punto di vista metafisico-cosmologico, il concetto di amicizia di Plotino si può dunque definire come il rapporto di comunanza che, a ogni livello della gerarchia ad eccezione dell'Uno, sussiste tra tutto e parti e tra le parti nel loro rapporto reciproco (26). Le forme di amicizia stabilite, al livello ontologico, sui piani del mondo intelligibile e di quello sensibile, trovano corrispondenza nell'etica: ciò spiega la distinzione formulata da Plotino tra amicizie del composto e amicizie dell'uomo interiore (ossia intelligibile: cfr. I,1,10,14-15) ('Anthropologisch-ethische Freundschaft', cfr. 27-61). Con Giamblico, mutano alcune centrali tesi metafisiche, poiché egli rifiuta la concezione plotiniana del 'doppio sé' e dell'anima non discesa, ponendo l'accento sulle operazioni teurgiche come via d'accesso dell'uomo al divino. L'analisi condotta dall'Autore si concentra sulla Vita pythagorica e sulla Risposta a Porfirio (nota comunemente con il titolo di De mysteriis). Le tesi principali del pensiero giamblicheo (la concezione dell'anima e dell'uomo, il rapporto tra filosofia e teurgia, la scala virtutum) sono così ricostruite nel dettaglio e, sulla base queste acquisizioni, è delineata la dottrina dell'amicizia (si veda la lunga sezione 'Freundschaft und Theurgie', 126-177). In breve: così come accade in Plotino, l'amicizia è integrata da Giamblico nel sistema diviso gerarchicamente del Neoplatonismo. La trasformazione nella gerarchia e nei presupposti del sistema determina anche il mutamento nella dottrina dell'amicizia.

I due ampi capitoli dedicati a Temistio e Giuliano sono le sezioni più innovative della ricerca. Come per Plotino e Giamblico, l'Autore vede nel concetto di amicizia una via d'accesso ai temi filosofici centrali di questi due autori. Per quanto riguarda Temistio, egli chiarisce, a partire da una minuziosa analisi dell'Or. 22, la sintesi di elementi teorici platonici, aristotelici, stoici che ne caratterizzano la posizione (244-297). Quanto a Giuliano, l'Autore ne ricostruisce la dottrina delle virtù del buon re ('Eusebeia und Philanthropia: Die Tugenden des guten Königs': 346-397), collegandola alla riflessione politica antica sulla regalità e alle dottrine tipiche del Neoplatonismo giamblicheo. Sarebbe però davvero riduttivo limitare a questi i risultati della sua ricerca. In realtà, sia per Giuliano sia per Temistio l'Autore offre una ricognizione completa della loro posizione filosofica, fondata su un'analisi dettagliata e - soprattutto per quanto riguarda Temistio - davvero senza precedenti del corpus. Si colma così una lacuna, poiché l'Autore fornisce un desideratum della ricerca, ossia un'attenta analisi delle Orazioni temistiane in parallelo con le Parafrasi aristoteliche, che mette in luce la posizione filosofica complessiva di Temistio e la inquadra nel dibattito del tempo. Tra i molti elementi di interesse, mi limito a notare l'eccellente analisi dell'Orazione 20 (Epitafio per il padre), a partire dalla quale l'Autore ricostruisce la concezione temistiana della tradizione filosofica e la sua peculiare dottrina dell'armonia tra Platone e Aristotele, mettendone in parallelo la posizione con quella di Porfirio e sottolineandone giustamente la distanza da Giamblico (cfr. 194-197, contra Ballériaux). Nella sua ricostruzione, O'Meara individuava nella concezione temistiana della vita pratica un elemento di distanza dal Neoplatonismo. L'Autore riconsidera tutto il dossier fornendo abbondanti elementi di valutazione sia per dare risalto agli aspetti di convergenza tra Temistio e il Neoplatonismo, sia per valutarne le differenze. Naturalmente, alcuni punti possono essere ulteriormente discussi (in particolare, i paralleli con Porfirio, per quanto interessanti, non sempre hanno una sufficiente base testuale), ma è indubbio che, insieme a un articolo già pubblicato dall'Autore (Göttliches und menschliches Denken bei Themistios, Rheinisches Museum für Philologie 151 [2008], 181-221), questo libro costituisce un punto di partenza imprescindibile per chiunque voglia confrontarsi con l'opera di Temistio.

Per quanto riguarda Giuliano, vi è certamente una maggiore abbondanza di studi (sul suo retroterra neoplatonico, si veda in particolare M. De Vita: Giuliano Imperatore filosofo neoplatonico, Milano: Vita e Pensiero 2011, oltre ai già citati lavori di O'Meara ed Elm). Ancora una volta, però, la discussione offerta si segnala per la sua completezza. Va richiamata, ad esempio, l'eccellente analisi della concezione giulianea della regalità - fondata sul parallelo tra le Orazioni 6 (Lettera a Temistio) e 7 (Contro il Cinico Eraclio) - nella quale si dà pieno risalto all'osservazione formulata da J.R. Asmus secondo cui il mito autobiografico dell'Or. 7 dovrebbe essere letto come "positives Gegenstück" della Lettera a Temistio (cfr. 325). Fa parte del modo di argomentare tipico dell'Autore, caratterizzato da un certo understatement, che egli offra en passant - senza neppure porre l'accento sulla novità della sua lettura - un'interpretazione brillante di un luogo tormentato della Lettera a Temistio (l'oscuro richiamo alle Idee in Or. 6,4, 256 c), risolvendone le difficoltà e collegando in modo persuasivo la posizione di Giuliano al dibattito neoplatonico sulla scala virtutum (cfr. 313).

Le note offrono aggiornati e utili Forschungsberichte sui temi affrontati. La bibliografia è molto ricca. Naturalmente, l'Autore non ha potuto tener conto di alcuni lavori di argomento affine apparsi negli ultimi due anni: mi riferisco, oltre al già citato libro di S. Elm, al volume dedicato da S. Swain alla controversia tra Temistio e Giuliano (Themistius, Julian and Greek Political Theory under Rome. Texts, Translations, and Studies on Four Key Works. Cambridge: Cambridge University Press, 2013) e alla nuova edizione critica della Risposta a Porfirio di Giamblico (Jamblique, Réponse à Porphyre (De mysteriis). Texte établi, traduit et annoté par H.D. Saffrey et A.-Ph. Segonds avec la collaboration de A. Lecerf. Paris: Les Belles Lettres 2013). Tra i lavori precedenti, segnalo solo due integrazioni: un importante articolo di J. Bouffartigue sulla Lettera a Temistio (La lettre de Julien à Thémistius: Histoire d'une fausse manoeuvre et d'un désaccord essentiel, Topoi Suppl. 7 [2006] [Mélanges A.F. Norman, éd. Á. González Gálvez - P.L. Malosse], 113-138) e lo studio di L. Cracco Ruggini sullo sfondo culturale e religioso della controversia tra Giuliano e Temistio (Simboli di battaglia ideologica nel tardo ellenismo [Roma, Atene, Costantinopoli; Numa, Empedocle, Cristo]. In: Studi storici in onore di O. Bertolini vol. 1. Pisa: Pacini 1972, 177-300).

In conclusione, Michael Schramm ha condotto una ricerca sotto ogni aspetto esemplare e il suo è certamente tra i più importanti lavori recenti sul Neoplatonismo greco.

Riccardo Chiaradonna