Rezension über:

David Paniagua Aguilar (ed.): Flavio Vegecio Renato: Compendio de técnica militar, Madrid: Ediciones Cátedra 2006, 399 S., ISBN 978-84-376-2313-9, EUR 9,62
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Rezension von:
Vincenzo Ortoleva
Dipartimento di Studi archeologici, filologici e storici, Università di Catania
Redaktionelle Betreuung:
Sabine Panzram
Empfohlene Zitierweise:
Vincenzo Ortoleva: Rezension von: David Paniagua Aguilar (ed.): Flavio Vegecio Renato: Compendio de técnica militar, Madrid: Ediciones Cátedra 2006, in: sehepunkte 6 (2006), Nr. 11 [15.11.2006], URL: http://www.sehepunkte.de
/2006/11/11489.html


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David Paniagua Aguilar (ed.): Flavio Vegecio Renato: Compendio de técnica militar

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La traduzione spagnola dell'Epitoma rei militaris di Vegezio allestita da David Paniagua si inserisce nel solco della recente fioritura di studi attorno all'opera di tale autore latino. Per limitarci alle monografie più recenti basti citare le edizioni critiche dell'Epitoma pubblicate da A. Önnerfors (Stuttgart / Leipzig 1995) e da M.D. Reeve (Oxford 2004), le traduzioni italiane di C. Giuffrida Manmana (Catania 21997), di L. Canali / M. Pellegrini (Milano 2001) e di M. Formisano (Milano 2003), quelle tedesche di F.L. Müller (Stuttgart 1997) e di D. Baatz / R. Bockius (limitata alla seconda metà del quarto libro, Bonn 1997), quelle inglesi di L.F. Stelten (New York et al. 1990) e di N. P. Milner (Liverpool 21996), e quella spagnola di A.R. Menéndez Argüín (Madrid 2005).

Partiamo dal titolo. Si legge in copertina e nel frontespizio "edición de David Paniagua Aguilar" (e la parola "edición" ricorre anche a p. 105), anche se non si tratta di alcuna "edizione" nel senso tradizionale del termine, perché il testo latino non è neppure riportato e a p. 105 si dice di aver seguito il testo stabilito da Reeve (su questo torneremo più avanti).

La traduzione spagnola è preceduta da una lunga introduzione (9-106) e dalla "Bibliografía" (107-119). Nell'introduzione Paniagua discute delle varie problematiche connesse all'autore e alla sua opera: si vedano in particolare le considerazioni circa l'esatta definizione del nome, lo status sociale, la parte dell'impero di provenienza, la collocazione cronologica e la tradizione e la fortuna dell'Epitoma. Nell'affrontare questa vasta materia Paniagua è nel bene e nel male abbastanza dipendente dagli studi di Reeve. Così Paniagua erra nell'affermare decisamente che la forma del nomen sia Vegetius, quando appare assai più probabile che il nostro autore si chiamasse in verità Vegetus (13-14). Per quanto riguarda l'area geografica di appartenenza, Paniagua segue la teoria (già avanzata da C. Giuffrida Manmana, 44) della sua collocazione in occidente sia sulla base di una notizia di Giovanni Lido (mag. 1.47) - in cui tuttavia si afferma semplicemente che Celso, Paterno, Catilina, Catone, Frontino e Vegezio erano degli scrittori latini di arte militare - sia sul labilissimo indizio della formazione culturale del nostro autore. In realtà, come ho accennato altrove [1], Vegezio scriveva e operava nella Costantinopoli di Teodosio II. Paniagua colloca invece, come del resto Reeve, Vegezio sotto il regno di Teodosio I (36-37) sulla base delle assurde considerazioni espresse da C. Schöner [2], su cui ho discusso a sufficienza [3], e da cui aveva preso moderatamente le distanze anche Reeve nella sua edizione (IX).

La Bibliografia è abbastanza dettagliata. Sono tuttavia presenti alcune lacune e inesattezze: manca infatti la citazione del mio studio Tre note al testo dell'Epitoma rei militaris di Vegezio (ovvero i limiti della filologia classica) [4]; inoltre, vanno espunti dalla sezione "Sobre la tradición y la fortuna de la Epitoma" (115-117) il mio articolo su Giovanni Brancati [5] e quello di D. Trolli [6], perché ambedue riguardanti la fortuna di un'altra opera di Vegezio, i Digesta artis mulomedicinalis. Infine, stranamente, le citazioni di opere riportate in bibliografia vengono sistematicamente riprese per intero o quasi nelle note a piè di pagina.

Passiamo ora alla traduzione spagnola dell'Epitoma (cito il testo latino secondo l'edizione di Reeve). 1.8.9: Lacedaemonii quidem et Athenienses aliique Graecorum in libros rettulere complura quae tactica uocant. Paniagua così traduce: "Los Lacedemonios, los Atenienses y otros Griegos recogieron en libros muchos datos de lo que ellos denominan táctica". In verità, come aveva ben visto Reeve [7], quae tactica uocant si riferisce a libros, con l'attrazione del genere del pronome relativo ben documentata altrove in Vegezio (1.17.1, 4.10.3, 4.22.6, ecc.). 1.20.18: Vsque ad praesentem prope aetatem consuetudo permansit ut omnes milites pilleis, quos Pannonicos uocant, ex pellibus uterentur. Traduzione: "La costumbre de que todos los soldados utilizaran el píleo de piel que llamaban panónico se ha mantenido casi hasta la actualidad". Ma Paniagua non aveva dichiarato di seguire il testo di Reeve? La tradizione si divide fra uocant (δβ) e uocabant (ε); quest'ultima lezione sarebbe forse preferibile. 1.22.1: Castra autem, praesertim hoste uicino, tuto semper facienda sunt loco, ut lignorum et pabuli et aquae suppetat copia, et si diutius commorandum sit loci salubritas eligatur. Traduzione: "El campamento, sobre todo cuando el enemigo está próximo, debe asentarse siempre en lugar seguro con abundancia de madera, pasto y agua y, si la parada va a prolongarse mucho tiempo, se debe escoger un lugar salubre". Ma se Paniagua segue il testo di Reeve (fra l'altro errato, perché la lezione corretta è ut cum di ε, non ut) avrebbe dovuto rendere con una consecutiva (cfr. lo stesso Reeve in apparato ad loc.: "ut δβ, si recte, pro ita ut"). 3.1.9: ...quam manum praetores uel minores duces ad expeditionem saepe ducebant. Traduzione: "y a menudo eran los pretores quienes, como comandantes de menor rango, dirigían este contingente a la campaña". Ma nel testo di Reeve si trova uel di δβ, anche se in apparato, a proposito di uelut di ε, si dice "fort. recte". 3.14.13: Prima autem et secunda acies, cum ad spathas et ad pilam, ut dicitur, uentum fuerit, totum sustinet bellum. Traduzione: "Por su parte la primera y la segunda línea soportan todo el combate cuando se llega a las espadas y las lanzas, como suele decirse". Ma, come si può vedere, Reeve stampa pilam di β, non pila di δ (ε ha pelam). Bisognava dunque tradurre "al mortaio". [8] 4.9.5: Cornua quoque uel cruda coria proficit colligi ad cataractas tegendas aliaque machinamenta siue munimina. Traduzione: "También es muy útil almacenar cuernos y cueros sin curtir para recubrir los rastrillos y para construir otros artefactos y dispositivos de defensa". Ma qui aliaque machinamenta siue munimina è sempre riferito a tegendas; pertanto non si tratta di costruire macchine belliche e dispositivi di difesa, ma di rivestirli con il cuoio non conciato per evitare che fossero incendiati dai nemici (ricordo ancora una volta che in luogo di cornua, che non dà senso, bisogna leggere cornea ["duri", "resistenti"], da concordarsi con coria). [9] 4.11.2: harenas quas excitatum uento mare superfuderat aliquando colligunt et dulci aqua eluunt, quae sole siccata nihilo minus mutatur in sales. Traduzione: "se recoge la arena que el mar encrespado por el viento deposita en la costa y se lava con agua dulce; esta arena, una vez secada al sol, se transformará igualmente en sal". Tuttavia, quae sole siccata si riferisce naturalmente a dulci aqua, non ad harenas. 4.39.8: Post natalem uero, ut ita dicam, nauigationis, qui sollemni certamine publicoque spectaculo multarum urbium celebratur. Traduzione: "Pero a partir del día natalicio, por así llamarlo, de la navegación, que se celebra con competiciones festivas y con espectáculos públicos en los que participan muchos pueblos". La traduzione è sostanzialmente corretta, perché la lezione genuina è gentium di ε, non urbium di Εβφ. [10] Tuttavia, la versione spagnola ancora una volta non rispecchia il testo di Reeve, che Paniagua aveva dichiarato di seguire. 4.45.2 si pro nostris est reuma. Traduzione: "si nuestros hombres van contra marea". Ma il senso è l'esatto opposto: "se la corrente (non la "marea") è a favore dei nostri".

Dispiacciono inoltre alcuni errori che si rinvengono qua e là: 96: constitutio texti per constitutio textus (la stessa svista ricorre ancora a p. 105); 113: "Vitrubio" per "Vitruvio"; 254, n. 284: "los bárbaros las llaman iubas", che è traduzione erronea di Lyd. mag. 1.8: καλοῦσι δὲ αὐτὰς οἱ μὲν Ῥωμαῖοι ἰούβας; 337, n. 374: si afferma che il centonarius era "un bombero encargado de apagar fuegos con estos centones", quando invece è risaputo che questi era semplicemente colui che li cuciva. Nella parte dedicata alla traduzione mancano inoltre le intestazioni con le indicazioni del libro e del capitolo; cosa che rende faticosa la consultazione.

In conclusione siamo di fronte a un lavoro, che pur contribuendo a rendere fruibile anche al vasto pubblico di lingua spagnola un'opera tanto diffusa quale l'Epitoma rei militaris, non è esente da qualche inesattezza e imprecisione.


Note:

[1] V. Ortoleva: Per una nuova edizione critica dei Digesta artis mulomedicinalis di Vegezio: alcune note metodologiche, in: La médecine vétérinaire antique. Colloque international, Brest 2004 (in corso di stampa).

[2] C. Schöner: Studien zu Vegetius, Erlangen 1888, 36-39.

[3] V. Ortoleva, A proposito di una recente edizione dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, in: Emerita 74 (2006), 47-75.

[4] V. Ortoleva: Tre note al testo dell'Epitoma rei militaris di Vegezio (ovvero i limiti della filologia classica), in: Philologus 148 (2004), 143-167.

[5] V. Ortoleva: Giovanni Brancati traduttore di Vegezio. Contributo allo studio della tradizione manoscritta della "Mulomedicina", in: Orpheus 13 (1992), 369-383.

[6] D. Trolli: Aspetti della fortuna di Vegezio nei secc. XIII e XIV, in: Tradizione dell'antico nelle letterature e nelle arti d'occidente. Studi in memoria di Maria Bellincioni Scarpat, Roma 1990, 186-192.

[7] M.D. Reeve: Notes on Vegetius, in: PCPhS 44 (1998), 182-218, 186.

[8] Sull'espressione cfr. V. Ortoleva: Tre note al testo dell'Epitoma rei militaris, 151-156.

[9] Cfr. V. Ortoleva: Note critico-testuali ed esegetiche all'Epitoma rei militaris di Vegezio, in: Vichiana 4a / 3 (2001), 64-93, 83-84.

[10] Cfr. V. Ortoleva: Tre note al testo dell'Epitoma rei militaris, 156-161.

Vincenzo Ortoleva