Rezension über:

Andrea Bonoldi / Roberto Fantoni / Roberto Leggero (éds.): Foires, marchés et marchands. Fiere, mercati e mercanti. Messen, Märkte und Händler (= Histoire des Alpes. Storia delle Alpi. Geschichte der Alpen; Bd. 29), Zürich: Chronos Verlag 2024, 249 S., 35 s/w-Abb., ISBN 978-3-0340-1767-1, EUR 38,00
Inhaltsverzeichnis dieses Buches
Buch im KVK suchen

Rezension von:
Gian Maria Varanini
Università degli Studi di Verona
Redaktionelle Betreuung:
Sebastian Becker
Empfohlene Zitierweise:
Gian Maria Varanini: Rezension von: Andrea Bonoldi / Roberto Fantoni / Roberto Leggero (éds.): Foires, marchés et marchands. Fiere, mercati e mercanti. Messen, Märkte und Händler, Zürich: Chronos Verlag 2024, in: sehepunkte 26 (2026), Nr. 3 [15.03.2026], URL: https://www.sehepunkte.de
/2026/03/39399.html


Bitte geben Sie beim Zitieren dieser Rezension die exakte URL und das Datum Ihres Besuchs dieser Online-Adresse an.

Andrea Bonoldi / Roberto Fantoni / Roberto Leggero (éds.): Foires, marchés et marchands

Textgröße: A A A

Questo fascicolo monografico della rivista svizzera - curato da Andrea Bonoldi, Roberto Fantoni e Roberto Leggero - si inserisce in una serie ormai molto lunga di approfondimenti, di ricerche collettive, di dossier tematici dedicati all'economia alpina in età pre-industriale, alla sua complessità, ai suoi problemi e alle sue mille sfaccettature: approfondimenti che hanno coinvolto in un dialogo fecondo gli storici di tutte le nazioni alpine, dalla Francia alla Slovenia. È una tradizione di studi pluridecennale, anzi semi-secolare, ma viva e vitalissima anche negli ultimi anni. Per non fare che un esempio recentissimo, della serie Oeconomia Alpium è uscito (presso l'editore internazionale De Gruyter-Brill) un primo volume collettivo nel 2017 (Forschungsaufriss, -konzepte und -perspektiven: nelle tre lingue 'alpine', ovvero il francese, il tedesco e l'italiano), e un secondo volume - in inglese - nel 2022 (Methods and Perspectives of Research). Due fra i tre studiosi che coordinano Oeconomia Alpium (il terzo è Markus Denzel) figurano anche nel fascicolo che stiamo esaminando: si tratta di Andrea Bonoldi (in questa sede, co-curatore e autore del saggio introduttivo, Scambi e mercati nelle Alpi in età preindustriale: un'introduzione, 17-32) e di Marie-Claude Schöpfer (qui autrice del saggio Kaspar Stockalper vom Thurm: Unternehmerkönig am Simplonpass, 165-181).

I titoli stessi dei volumi del 2017 e del 2022 indicano la volontà di proporre alcune linee-guida di carattere metodologico, che devono inquadrare e indirizzare la varietà infinita delle ricerche locali, impossibili da ricondurre a un quadro interpretativo unitario, al di là delle rarissime sintesi (come la Storia delle Alpi di Jon Mathieu, che a distanza di un quarto di secolo dalla pubblicazione è ancora citatissima, o anche i Paysans des Alpes di Mouthon e Carrier).

Rispondono dunque a una inesauribile esigenza di analisi, e di analisi minute e documentate,i dieci contributi raccolti sotto il titolo/ombrello Foires, marchés et marchands-Fiere mercati e mercanti-Messen, Märkte und Händler; tanto più che essi sono introdotti dal citato, eccellente saggio di Andrea Bonoldi, di ampio respiro problematico. Bonoldi si confronta a tutto campo con le tematiche cruciali, a partire dal trilemma "Malthus, Smith o Polanyi" quanto a incisività del 'mercato' nel contesto dell'economia alpina, per passare alla "staticità dell'equilibrio tra popolazione e risorse fondato su freni preventivi di nuzialità e natalità", col correttivo dell'emigrazione (che è la ricetta malthusiana); e infine al tema non aggirabile del rapporto secco fra crescita demografica e risorse ("autosufficienza e scambi: demografia, clima, bestiame, cereali").

Meritano tuttavia qualche riflessione la cronologia e la geografia di riferimento dei singoli contributi che strutturano il volume, dedicati in buona parte ad attività economiche riconducibili al concetto di 'rete' piuttosto che all'unità spazio-temporale della 'fiera' e del 'mercato'. Solo uno di essi ha come riferimento geografico le Alpi (o pre-alpi) orientali, quello di Niccolò Caramel (Libri e stampe attraverso le Alpi. I circuiti commerciali degli ambulanti tesini [secoli XVII-XIX], 85-97) che si occupa ancora una volta dello smercio di un particolarissimo prodotto - di per sé 'non alpino' -: le stampe (spesso di soggetto agiografico) prodotte a Bassano del Grappa (ai margini della pianura veneta) che gli abitanti/ambulanti della val Tesino (una valle laterale della Valsugana, in Trentino) vendevano ovunque in Europa, e non solo nelle Alpi. Gli altri nove contributi insistono invece sul comparto alpino che va dalla Val d'Aosta al Sempione, e sempre sul versante meridionale della catena, con una particolare attenzione alla Valsesia e all'area di cerniera fra le attuali regioni dell'Italia nord-occidentale (Piemonte, Lombardia, Valle d'Aosta). C'è dunque una sostanziale coerenza geografica; e va detto preliminarmente che la qualità dei contributi è sempre buona o accettabile, anche se in qualche caso il rapporto con le fonti è piuttosto lasco e si inclina a un certo descrittivismo. Occorre tuttavia anche riconoscere che un certo numero di questi contributi restano al di fuori della 'polpa' e del 'nocciolo' di questo dossier: ne costituiscono, per eccesso di distanza cronologica o per alterità tematica, una buccia esterna, pur non priva - in sé e per sé - di valore nutritivo. Mi riferisco in particolare ai due contributi dedicati ai manufatti (contenitori e macine) in pietra ollare prodotti in Val d'Aosta: l'uno di carattere archeologico e commerciale insieme (Mauro Cortelazzo, Mercati locali e distribuzione sovraregionale dei manufatti in pietra ollare della Valle d'Aosta tra tarda antichità e Medioevo, 35-50), l'altro più attento alle ricadute commerciali, ai problemi di storia politica e istituzionale determinati dall'affermazione del comune di Vercelli in età comunale e ai contraccolpi sulla viabilità, con particolare attenzione al territorio di Biella, sulla riva sinistra della Dora Baltea (Nadia Botalla Biscaglia, Sul commercio delle macine in pietra ollare in età medievale. Spunti per una ricostruzione di itinerari commerciali e dinamiche insediative tra Biellese e Canavese, 51-65). La pietra ollare è, come noto, un indicatore archeologico di grande importanza per la pianura padana; lo dimostra ad esempio l'uso che ne ha fatto Chris Wickham nella sua importante monografia di qualche anno fa (The Donkey and the Boat: Reinterpreting the Mediterranean Economy, 950-1180, Oxford 2024), discussa e valorizzata anche dalla storiografia italiana. La circolazione delle macine aostane in cloritoscisto granatifero è molto ampia (sino a Ravenna: cf. cartina a p. 43 nel contributo di Cortelazzo); e poteva forse valer la pena di discutere comparativamente la circolazione dei manufatti in pietra ollare provenienti dalle celebri cave di Piuro in Val Chiavenna. Ma questo è un altro discorso, e nel contesto specifico appare difficile ricollegare questo comparto ai problemi di produzione e di circolazione di merci e di uomini sul versante meridionale delle Alpi lombarde e piemontesi. Allo stesso modo, è estranea al core-business di questo dossier l'indagine (per ora parziale) di Mira Montanari sul registro di imbreviature del notaio Bernardo Mughetti, dedicata al credito su pegno fondiario a Gozzano alla fine del Quattrocento (Mercati e mercato del denaro a Gozzano e nella Riviera inferiore del Lago d'Orta nel tardo medioevo, 149-163): tutta Europa, nessun territorio escluso (in campagna, in montagna, in città), è coperta da questa rete creditizia, e i provvisori dati (correttamente presentati) forniti dalla studiosa lo testimoniano una volta di più. Sono infine prevalentemente orientati alla politica d'immagine nelle sue concrete manifestazioni edilizie (direttamente nell'ambiente alpino, al passo del Sempione, per Kaspar Stockalper von Thurm: e sullo scenario milanese, per gli Annoni e per il loro bel palazzo, oggetto anche di precedenti ricerche di Giovanna Tonelli) due suggestivi saggi dedicati a grandi imprenditori commerciali svizzeri e milanesi.

I saggi sulle fiere del bestiame nelle Alpi Walser, sulle fiere della Valsesia (due, ben distinte come ubicazione, caratteristiche, funzioni: l'una - quella di Riva - in alta quota e dedicata al bestiame, l'altra - quella di Varallo in fondovalle), sul mercato di Aosta (lontano ma raggiungibile: ed è un'altra prova che un valico a oltre 2400 metri di quota non scoraggia le relazioni commerciali, nonostante i pesanti condizionamenti della piccola età glaciale), e infine la ricerca su una produzione tipica e altamente specializzata (gli scacciapensieri prodotti in Valsesia) restituiscono invece nel loro insieme un classico esempio di economia prealpina, concordemente discorde, e rispondono appieno al titolo e all'assunto generale.

Gian Maria Varanini